Disabilità come ESEMPIO DI VITA

“Disabilità non significa inabilità. Significa semplicemente adattabilità.”

Difficile da credere ma è proprio così. Certo, avere una o più disabilità comporta limiti, ostacoli, invalidità, che non permettono a chi ne soffre di fare determinate attività nel modo considerato normale dalla società; ma certe persone non temono nulla e lottano ogni giorno per vivere una vita che più si adatti alle loro possibilità e ai loro desideri. In questo blog vorrei farvi conoscere alcune delle persone disabili che sono diventate per me degli esempi da seguire, dei modelli di riferimento che, nonostante le immense difficoltà, riescono ad essere felici e a trasmettere gioia anche a chi li segue virtualmente; persone che convivono con la loro condizione in modo sereno e pacifico, che sono abituate a guardare il lato positivo di ogni situazione, che non solo accettano la loro condizione ma hanno imparato ad amare sé stessi proprio per questo, facendo in modo che i loro “difetti” diventassero i loro punti di forza; persone che non si sono mai arrese e che, grazie a dosi infinite di pazienza, impegno e buona volontà, sono riuscite a realizzare i propri sogni, rendendo possibile e concreto ciò che agli occhi del resto del mondo sembrava impossibile. Cominciamo…

BEATRICE VIO, la campionessa paralimpica

“Essere speciali significa far capire che il tuo punto debole diventa quello di cui vai più fiero”

Beatrice Vio, nota come Bebe, è una ragazza veneta di 22 anni, diventata famosa principalmente per il suo incredibile talento nel mondo della scherma. La sua storia, ricca di sofferenza ma anche di gioie e soddisfazioni, è affascinante e fonte di ispirazione per tutti, specialmente dopo che si viene a sapere la terribile esperienza che ha dovuto affrontare. A tal proposito, è importante specificare che quando Bebe aveva solo 11 anni è stata affetta dall’acuta e lancinante meningite da meningococco di gruppo C, che la riduce in fin di vita e costringe i medici a doverle amputare sia le gambe sia gli avambracci. Per lei e tutta la sua famiglia si è trattato senza dubbio di un vero e proprio calvario, durato oltre 100 giorni in ospedale tra terapia intensiva e chirurgia plastica, che si è risolto in una trauma non indifferente per tutti. La strada verso la totale ripresa è ancora lunga ma Bebe si fa coraggio, inizia la riabilitazione e un corso di equitazione, riprende a frequentare la scuola e, cosa altrettanto importante, decide di riprendere la sua attività da schermitrice grazie ai tecnici delle protesi e ai suoi insegnanti. Costretta su una sedia a rotelle fino a fine 2009, nel 2010 riceve le tanto attese protesi che le permetteranno di praticare lo sport che tanto ama: da qui, inizia la sua fenomenale carriera nel mondo della scherma che la porterà ad avere innumerevoli premi e riconoscimenti sia per il suo talento sia per la sua determinazione. Dal 2011 sino ad oggi, è riuscita a vincere tutti i tornei più importanti, Nazionali, Europei e persino i Mondiali, diventando la prima atleta paralimpica ad esserci riuscita con ben quattro protesi artificiali. Ha inoltre fondato, insieme ai suoi genitori, l’associazione onlus Art4sport, volta ai bambini con protesi di arto al fine di aiutarli ad integrarsi nella società tramite lo sport. Ma la scherma, e lo sport in generale, non sono gli unici interessi di Bebe: in questi anni si è infatti cimentata nella pubblicazione di libri, nella conduzione del programma Rai “LA VITA è UNA FIGATA” , nella partecipazione a incontri motivazionali in tutta Italia, diventando così un personaggio mediatico che usa la sua immagine per sostenere le cause in cui crede (come ad esempio nella campagna per i vaccini contro la meningite). Non di poco conto è il fatto che nel 2016 partecipa, in quanto parte della delegazione italiana, alla cena di Stato tra Matteo Renzi e Barack Obama, (come dimostra la foto che trovate più avanti). Insomma, potremmo quasi pensare che la giovane campionessa si tenga alquanto impegnata! Ma d’altronde, con una carica pazzesca di simpatia ed energia positiva come la sua, sarebbe strano il contrario; Beatrice è la prova che, per quanto certe esperienze possano cercare di abbatterci fisicamente o mentalmente, se abbiamo fiducia in noi stessi, nelle nostre capacità e nei nostri progetti, troveremo comunque un modo, tutto adatto a noi, per raggiungere la felicità e i nostri obiettivi. Nonostante le sofferenze e le tremende conseguenze della meningite, (che ricordo essere terribile, essendone stata affetta io stessa per ben due volte), Beatrice non si è mai data per vinta e, grazie alla sua determinazione e al sostegno della sua famiglia, è riuscita a trasformare i suoi “punti deboli” nei suoi “assi nella manica”, senza mai arrendersi. A prova del fatto che nemmeno i limiti fisici dati dalla nostra disabilità o lo scetticismo e la mancanza di fiducia degli altri nei nostri confronti, potranno mai fermarci nel momento in cui diamo noi stessi per costruirci un futuro e per realizzare i nostri sogni. Non posso che condividere a pieno la sua filosofia di vita e continuare a metterla in pratica ogni giorno della mia vita, così come spero faremo in tanti.


PAOLA ANTONINI, la modella con una gamba amputata

Sono orgogliosa delle mie cicatrici: raccontano la mia storia. Bisogna imparare a vivere con quello che si ha, io apprezzo la vita e ringrazio Dio

Questa splendida ragazza, solare e positiva, si chiama Paola Antonini, ha 27 anni e fa la modella. Fin qui tutto nella norma, se non fosse che tre anni e mezzo fa, mentre andava a Rio con il fidanzato e gli amici per festeggiare capodanno, è stata vittima di un terribile incidente in cui ha rischiato di perdere la vita: dopo un intervento di ben 13 ore i medici sono riusciti a salvarla, ma per fare ciò è stata purtroppo necessaria l’amputazione della sua gamba sinistra. Dopo un’esperienza così traumatica che stravolge la vita da un giorno all’altro, ci si aspetterebbe una reazione di disperazione, tristezza o rabbia nei confronti della spiacevole sorpresa che le ha riservato la vita. Eppure Paola non ha mai mostrato neanche una di queste reazioni negative: non ha mai pensato alla sfortuna di essersi trovata nel posto sbagliato al momento sbagliato o alla classica domanda “perché proprio a me?”; eh no, Paola ha invece deciso di soffermarsi sulla cosa più importante di tutte, sul fatto cioè che era sopravvissuta, che ERA VIVA. Nella sua prospettiva, non si tratta di aver perso una parte del proprio corpo ma, al contrario, di aver guadagnato una seconda opportunità per godersi il regalo più bello che chiunque possa ricevere: la VITA! Per questo suo ammirevole modo di pensare, l’incidente è stato per lei doloroso ma utile, poichè le ha permesso di maturare in un battibaleno e di realizzare ciò che conta davvero. Il fatto che avesse una gamba in meno rispetto a prima, non le ha mai impedito di fare tutto ciò che la rende felice, come fare la modella, viaggiare per il mondo, divertirsi con gli amici e godersi la famiglia: non si è mai preclusa la possibilità, ad esempio, di indossare dei pantaloncini o un vestito solo per paura della reazione che gli altri avrebbero potuto avere nei confronti della sua protesi; inoltre, avrebbe potuto godere della comodità della sedia a rotelle, specialmente dopo aver appena subito un intervento, ma lei no, sin dall’inizio ha preferito l’uso delle stampelle, nonostante siano queste molto più faticose e scomode. La cosa che più di tutte ammiro in questa fantastica ragazza disabile è il suo incredibile e contagioso SORRISO, suo tratto distintivo che dimostra la sua straordinaria forza interiore e il suo immenso amore per la vita. Fortunatamente, la sua tenacia le ha permesso di trovare il coraggio anche per condividere la sua storia su Instagram, su cui pubblica quotidianamente foto e video per ispirare positività e voglia di vivere a tutti i suoi followers. Con la sua determinazione è diventata famosa e stimata in tutto il mondo da ben 2,6 milioni di persone che la seguono sui Social, me compresa: la sua personalità così positiva e gioiosa può avere, a mio parere, un’influenza di non poco conto in tutte quelle persone che non sono in pace con sé stesse e con la loro disabilità, che non sono in grado di apprezzare le piccole cose della vita per via della troppa sofferenza che ci sta dietro, che vorrebbero più di ogni altra cosa essere felici ma, per un motivo o per un altro, non riescono ad esserlo. Paola infatti, usa i social non solo per lavoro ma anche per aiutare gli altri: lei in primis sa bene cosa significa convivere con limiti fisici che non dipendono da noi ed è proprio per questo che cerca con ogni modo di trasmettere un messaggio genuinamente positivo, nella speranza che si possa cambiare la visione negativa e sottovalutante della disabilità.


PAOLO PALUMBO, il giovane chef con la SLA

“Vedete, non serve poi così tanto per dare inizio alle grandi cose: basta avere un’idea e le giuste persone al proprio fianco, e anche una cameretta può diventare il cuore pulsante di una storia unica.”

Paolo Palumbo è un ragazzo sardo di 22 anni che ha sempre avuto una grande passione per la cucina e per questo, il suo più grande sogno era quello di diventare chef. Proprio quando stava per sostenere l’esame di ammissione all’Accademia di Gualtiero Marchesi, inizia però un lungo calvario che ha portato a una terribile scoperta: all’età di soli 17 anni, si è ritrovato così con la spaventosa diagnosi di SCLEROSI MULTIPLA AMIOTROFICA, più conosciuta come SLA. Essendo così giovane, il suo destino sembrava ormai segnato ma Paolo, nonostante i sintomi sempre più invalidanti, non si è mai arreso. Questo grazie anche alla sua famiglia che gli è sempre stata vicino e lo ha sempre supportato, in particolare suo fratello Rosario che ha mollato tutto per “diventare le gambe e le braccia di Paolo”, per sostenerlo e prendersi cura di lui 24h su 24. Per merito della sua forza e del supporto della sua famiglia, Paolo è così riuscito non solo ad essere ammesso all’accademia che tanto sognava di frequentare ma anche a raggiungere un altro dei suoi più grandi obiettivi: da sempre appassionato di musica, nel 2019 ha deciso di partecipare alla 69esima edizione di SANREMO GIOVANI, nello stupore e sbigottimento generali. Sembrava assurdo immaginare che questo suo obiettivo potesse mai concretizzarsi e invece così è stato: grazie a un comunicatore vocale che gli ha restituito la capacità di esprimersi a parole (dopo un anno dal silenzio forzato delle sue corde vocali), si è esibito con l’artista oristanese Christian Pintus con il brano “Io sono Paolo”, riuscendo ad ottenere l’ingresso tra i prefinalisti. Alla fine non ha superato le selezioni, ma lo scorso 5 febbraio 2020 è stato ospite della 70esima edizione di Sanremo, esibendosi con lo stesso brano, sempre insieme all’amico Christian: ciò che ha lasciato tutti a bocca aperta è l’incredibile messaggio che ha voluto trasmettere a tutti i telespettatori. Nei 5 minuti di un suggestivo monologo che ha commosso tutta Italia, Paolo racconta la sua storia, esprime la sua infinita gratidudine nei confronti del fratello Rosario e invita tutti gli ascoltatori ad avere un nuovo atteggiamento nei confronti della vita: atteggiamento che ci porterebbe a non dare nulla per scontato, ad apprezzare tutto ciò che abbiamo, soprattutto le persone che amiamo, e a non abbandonare mai i nostri sogni solo perchè a primo impatto ci sembrano irraggiungibili. Insomma, semplicemente raccontando la sua storia e facendo involontariamente trasparire il suo gran cuore e la sua straordinaria forza di volontà, Paolo è riuscito in meno di cinque minuti a diventare fonte d’ispirazione per milioni di italiani, mettendo in evidenza sia il grande amore che prova per Rosario e il resto della sua famiglia sia il lato positivo che hanno in comune tutte le esperienze negative, malattie comprese: cioè il fatto che la vita, anche se spesso ci riserva sorprese inaspettate, è comunque bellissima e ricca di momenti di gioia e felicità…dobbiamo solo trovare il coraggio di cercarli, di aggrapparci ad essi e di non mollare mai la presa. Ecco la ricetta perfetta per provare gioia, felicità e serenità ogni giorno della nostra vita.

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